Comune di Collevecchio
 


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News

Affari generali

Lettera ai Collevecchiani
Comunicazioni del Sindaco

Cari cittadini,
Sono uno di quelli che parla poco, che pensa che debbano essere giudicati i fatti e non le parole, uno di quelli che pensa che, se le parole servono solo per riempire il silenzio, allora è meglio stare zitti.

Però oggi sento forte ed impetuosa, dentro di me, l’esigenza di condividere con voi alcune emozioni e forse anche un po’ della mia solitudine.

E’ purtroppo oggettivo ed incontrovertibile il fatto che stiamo attraversando il momento più difficile a partire dalla seconda guerra mondiale, è evidente e permettetemi di dire che chi non riesce ancora a capire questo è uno stolto, che nulla sarà più come prima, perché questa storia lascerà una ferita profonda nella nostra memoria, nella nostra economia, e vi assicuro che già ce ne stanno giungendo di notizie in questo senso e stiamo cercando con grande difficoltà di dare risposte efficaci.

Però sono convinto che con immensa fatica e sacrificio molte cose potranno cambiare in meglio. Le nostre anime sono congelate, ridotte in frantumi e segnate per sempre quando pensiamo a quelle persone sottoposte ad un sacrificio più grande della morte, che è quello di morire soli,senza poter salutare ed essere salutati da nessuno; ma questo sacrificio va’ fatto perché, anche se è difficile dirlo,  c’è una cosa che ha ancora più importanza delle nostre vite. E questa cosa si chiama: BENE COMUNE.

Allora facciamo in modo che questi sacrifici non vadano perduti e che tutti si possa imparare a migliorare. A Tal proposito, mi ha molto emozionato una poesiache in questi giorni, è diventata virale sui social:
E la gente rimase a casa
E lesse libri e ascoltò
E fece arte e giocò
E imparò nuovi modi di essere e si fermò
E ascoltò più in profondità
Qualcuno meditava
Qualcuno pregava
Qualcuno ballava
Qualcuno incontrò la propria ombra
E la gente cominciò a pensare in modo differente
E la gente guarì.
E nell’assenza di gente che viveva in modi ignoranti,pericolosi sensa senso e senza cuore, anche la terra cominciò a guarire
E quando il pericolo finì e la gente si ritrovò si addolorarono per i morti
E fecero nuove scelte
E sognarono nuove visioni
E crearono nuovi modi di vivere
E guarirono completamente la terra così come erano guariti loro.

                                             (Kitty O’Meara/Irene Vella)


Ecco io credo che debba accadere questo per forza!

Intanto sento forte l’esigenza di dire: GRAZIE A TUTTI quelli che in silenzio stanno facendo la loro parte, affinché questa comunità possa andare avanti:
i presidi sanitari, la dott.ssa Maria e il dottor Fabrizio, la farmacia, il dottor de Pompeis e le sue collaboratrici;
gli alimentari: CONAD, Nicole e Nadia;
i ragazzi che provvedono alla differenziata e coloro che si occupano della pulizia del paese;
la tabaccheria;
la caserma dei carabinieri e il comandante Damiano Pettini;

Poi, permettetemi di ringraziare il nostro prete, Don Marco, con il quale ogni tanto ci scambiamo qualche messaggio per tenerci compagnia e per farci coraggio perché per molti è un punto di riferimento ed una guida morale.

Un grazie particolare al “MIO” gruppo di Protezione Civile, perdonatemi, non è il mio, ma è il “VOSTRO” gruppo e sempre più sarà il VOSTRO. Non appena insediati abbiamo subito avvertito l’esigenza e l’urgenza di creare un gruppo che sapesse, entro i limiti del volontariato e non del professionismo fare fronte alle piccole e grandi esigenze della nostra comunità, ma soprattutto fare da anello di congiunzione sociale e punto di riferimento tra le varie componenti della nostra comunità. Grazie al coordinatore Raimondo e a tutti i componenti.

Infine voglio ringraziare TUTTI i dipendenti del Comune che pur dovendo rispettare le disposizioni emanate dal governo per l’emergenza, compreso il distanziamento sociale nei confronti degli utenti, (difficoltoso visto che siamo dentro un appartamento!), e dovendo per legge lavorare in SMART WORKING, hanno volentieri aderito alla richiesta della giunta per cui ogni giorno, in due saranno fisicamente presenti in Comune.

Perdonatemi se ho scritto troppo, ma forse ho detto molto di quello che non ho detto prima.

Voglio concludere con le parole che ha detto il rettore della mia amata università di Perugia ai suoi ragazzi: “quando tutto sarà finito ci ubriacheremo tutti insieme e voglio vedervi pomiciare sui pratini”.
Siamo tutti isolati e dovremo continuare ad esserlo, ma non dobbiamo dimenticare:

SIAMO ISOLATI MA NON SOLI, FINTANTO CHE, PUR CON SENSO DI RESPONSABILITA’ , NON CI DIVIDEREMO IN CONTAGIATI E CONTAGIATORI, IN ASINTOMATICI E SANI, RESTEREMO UOMINI E DONNE FACENTI PARTE DI UNA SOLA COMUNITA’.

CE LA FAREMO, ANDRA’ TUTTO BENE !
UN GRANDE ABBRACCIO VIRTUALE!!!
                                                                                    Il vostro Sindaco
                                                                                       Federico Vittori


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