La Storia
Le prime conferme di aggregazioni di popolazioni nell'odierno comune di Collevecchio risalgono al paleolitico, genti italiche di origine Indoeuropea frequentavano la parte di confluenza tra i corsi d'acqua , Aia(Imella), Treja e il Tevere ed i terrazzi fluviali, dove il tufo, nell'attuale zona di Grappignano, forma pianori e rupi.
Nell'età del bronzo si intensificano insediamenti nei costoni e nei pianori sopra la fascia che sovrasta la valle del Tevere, si consolida una costante attività di scambio con le popolazioni dell' opposta sponda del fiume i Falisci e gli Etruschi.
Nell'età del ferro nella zona di Poggio Sommavilla si insediano nuclei sparsi di capanne intervallate ad ampi spazi destinati alla coltivazione, nei pianori dei terrazzi fluviali che sovrastavano la valle del torrente Aia(Imella) e quella del Tevere.
Nel Periodo arcaico si occupa il pianoro di cima ed il pendio del colle, dove attualmente sorge il borgo di Poggio Sommavilla, in questa fase si verifica l'abbandono delle aree insediative alla base con la loro destinazione ad usi funerari. Il complesso dell'insediamento, (di cui ancora non si conosce il nome) interessava 25/30 ha, uno dei più grandi della Sabina arcaica orientalizzante.
Nel periodo in cui l'espansione di Roma Repubblicana, attraverso le operazioni militari dette guerre sannitiche condotte da Manio Curio Dentato arriva a conquistare la sabina, genera una nuova organizzazione sociale ed urbana del territorio. Nelle parti più alte, nascono strutture abitative più complesse le villae, residenze estive dei patrizi, con abitazioni organizzate all'attività produttiva pars rustica che comprendeva un fondo generalmente in relazione agli schiavi posseduti. La distribuzione delle terre meno fertili veniva assegnata alla popolazione locale.
Nella Valle dell'Aia(Imella), sull'odierna via Sabina, nei pressi della chiesa chiamata oggi Madonna del Piano, si suppone ci sia stata la presenza di un forum trasformato in castrum, Mozzano, si nota ancora oggi una costruzione con una torre "Mozza" che probabilmente derivava da un insediamento a pianta militare romana.
La Cristianizzazione e le sistematiche invasioni dei popoli nordici accelerano il crollo dell'Impero romano, si verifica il fenomeno dell'incastellamento con la riutilizzazione dei siti romani esistenti, inizia il medioevo.
Nel territorio odierno del comune di Collevecchio erano presenti alcuni agglomerati urbani tra cui il Fundu Antiquus sembra comprendesse la zona Mozzano (loc Madonna del piano), con il casale de antiquo e la chiesa di San Valentino (ipotesi, presumono sia stata eretta da Galla tra 523 e il 535 nella zona detta massa cornicle Septiminiana e si suppone che fu cattedrale della diocesi sabina fino al 756 quando fu donata all' Abbazia di Farfa), Fundu Usianus (Sant' Anatolia), Casalia (Casaglia), Cicinianus (Cicignano), Fundu Carpinianu (Grappigano), Thoccie (Toccia), Cuphi (colle delle palme, Poggio Sommavilla).
Dopo la sottomissione ai longobardi, nel 570 venne aggregato al ducato di Spoleto. Si afferma il sistema sociale del feudalesimo.
Papa Innocenzo IV con il breve del 10 dicembre 1253 autorizza i Mozzanesi a trasferirsi a Castrum Vetulum, l'attuale centro storico di Collevecchio.
Nel luglio 1283 fu occupato dal Comune di Narni e nel giugno venne ratificato un accordo in cui l'amministrazione giuridica passava sotto il controllo dei narnesi i quali potevano costruire una rocca con palazzo e torre, oggi possiamo identificarla con il palazzo Cerbelli ed il complesso di strutture che costituiscono il rione Martavello. Collevecchio contava circa 700 abitanti e 126 focolari.
Nella metà del 1300 Collevecchio ritorna nella sovranità della curia, In quel periodo il rettore risiedeva nella provincia del Patrimonio di San Pietro in Tuscia a Toscanella e il vice rettore risiedeva a Tarano.
Nel 1368 fu infeudato dagli Orsini.
L'umanesimo con il rinascimento letterario segna un'importante rinascita culturale e sociale, grazie alle relazioni con l'allora Firenze dei Medici e alla presenza di personaggi come Blosio Palladio, si determinarono le condizioni per cui Collevecchio diventò uno dei centri principali della Sabina.
Tra il 1605-1621 papa Paolo V lo scelse come sede del governatorato apostolico della provincia della Sabina con il tribunale le carceri e la cancelleria. Un'epigrafe posta sulla facciata del palazzo ne da testimonianza:
• PAULUS V P.MAX/PROVINC.SAB IN GUBERN. ERETICA/JO ANT. MAXIMO V.S.R. PRAEFECTUS / FORUM APTAN. CARCERES/COSTRUEND. MANDAVIT/A. D. MDCV
• Paolo V Pont. Mass/ dopo la costruzione della provincia sabina, ordinò al governatore Giovanni Antonio Massimo di organizzare le carceri e il tribunale. nell'anno del signore 1605
Con la costituzione della provincia l'amministrazione civile e penale fu sottoposta al controllo delle istituzione della curia, nelle località baronali i feudatari potevano organizzare autonomamente l'amministrazione pur sempre con il diritto di controllo della Chiesa. Per i reati più gravi il governatore si limitava all'istruzione della causa che veniva decisa dal tribunale della Sacra Consulta di Roma, le condanne poi venivano eseguite attraverso gli uffici governatoriali. Una lapide in via Menichini ricorda l'esecuzione per omicidio e lesioni del balivo della terra (il bargello capo dei birri) datata 1753. Nell'ultimo periodo del governatorato, si ha la presenza del famoso boia dello Stato Pontificio, Giambattista Bugatti detto Mastro Titta che nelle sue memorie ricorda:
• 51 Felice Rovina, «impiccato» in Collevecchio li 7 luglio 1802, per avere strozzato un eremita.
• 181 Gioacchino de Simoni, «mazzola e squarto» in Collevecchio li 27 maggio 1816, per omicidio barbaro in persona della moglie.
• 356 Vincenzo Orlandi di Collevecchio, anni 47, per omicidio, ed altri delitti 1841.
Una leggenda narra che un detenuto nelle carceri di Collevecchio evase con dei ceppi legati ai piedi da catene, questi arrivò a Cottanello dove vicino al santuario di San Cataldo i ceppi miracolosamente si aprirono. Collevecchio risulta fosse retto da un consiglio di circa trenta membri, più il sindaco e due massari.
Nel periodo post-Napoleone la restaurazione, 1816, Collevecchio, contava 475 abitanti fu incluso nel distretto di Poggio Mirteto dove venne trasferita la sede del governatorato apostolico.
Nel novembre del 1817,il cardinale Ercole Consalvi fu incaricato di definire il nuovo assetto istituzionale dei territori dello stato pontificio, Collevecchio divenne appodiato di Montebuono, per tornare poi autonomo, con appodiati Cicignano, Poggio Sommavilla, S. Polo e Foglia, la sede del governatorato fu trasferita a Calvi dell'Umbria.
Nel 1853 gli abitanti erano 919, dei quali 171 vivevano in campagna, le famiglie erano 191, 172 le case. Nel centro storico erano presenti un macello, due caffè, alcune osterie, una pizzicheria, una bottega di spiriti, una di cordaggi, altre due di ferri lavorati, una di merci diverse, due tinozzai, dei sarti, degli ebanisti, un muratore, un notaio, un medico, un chirurgo, la farmacia e la mola per il grano.
Il Risorgimento e i Moti Rivoluzionari
Nel 1860 Collevecchio divenne parte del Regno d’Italia, nella regione Umbria provincia di Perugia, nel 1927 divenne parte della nuova provincia di Rieti.